Luciano Brancaccio: la dimensione globalizzata della Camorra

“L’attività manifatturiera della provincia di Napoli si divide in due grandi filiere: quella dell’agroalimentare e quella dell’abbigliamento. Sono due grandi realtà economiche al cui interno la dimensione del lavoro irregolare/illegale è molto estesa e questo è un discorso che prescinde la presenza sul territorio di gruppi camorristici”. Queste le parole di Luciano Brancaccio, professore di Sociologia urbana e Reti sociali, politiche e comunicative presso l’Università di Napoli “Federico II”. La sua è una profonda analisi socio-economica della realtà criminale e illegale nella città di Napoli. Infatti, come egli afferma, il mercato illegale esiste a prescindere dai clan di Camorra. Un’impresa, un’azienda, una società può essere illegale senza dover rientrare nei canoni dell’operato di stampo mafioso. Una società che non ricorre alla violenza o all’intimidazione per esercitare e diffondere il suo servizio vuol dire che non è una realtà di stampo mafioso ma può ben essere una società che opera nell’illegale se, per l’appunto, i suoi servizi non sono a norma di legge (ad esempio il contrabbando). I gruppi di Camorra napoletana nascono con la specificità di aver già inscritta al suo interno questa dimensione globalizzata, “ma non è la Camorra che commercia globalmente – ci tiene a specificare il professore – bensì è da attività e traffici globali che si producono percorsi di formazione di gruppi più stabili che controllano questi mercati”.