La lotta degli Ex D.O.N. (ex detenuti organizzati napoletani)

“La mia protesta infiammata non è che il grido della mia anima.” – Émile Zola

Siamo stati a Piazza Francesco Coppola al Rione Luzzatti, nei pressi della Stazione Gianturco di Napoli, dove ha sede l’associazione Ex D.O.N. (ex detenuti organizzati napoletani), e in seguito siamo andati nel quartiere del Centro Storico per far visita all’Associazione Volontariato Carcerario “Liberi di Volare ONLUS”. Questo reportage mostra le dichiarazioni di alcuni ex detenuti membri dell’associazione, che hanno scelto di raccontarsi dinanzi la telecamera: il loro appello lanciato alle istituzioni è una richiesta di reinserimento lavorativo e sociale al fine di abbassare l’elevato tasso di recidività che affligge le carceri italiane.
A farsi portavoce di tale infiammata protesta sono stati il presidente di “Liberi di Volare ONLUS” Don Franco Esposito – che parallelamente continua l’attività pastorale di cappellano presso il carcere di Poggioreale – e il presidente dell’associazione Ex D.O.N., Pietro Ioia.

In Italia il numero totale di detenuti è di 56.436, di cui 2.285 (il 4,2%) sono donne. Gli stranieri, invece, formano il 34,1% (dato fine 2016).

Il tasso di affollamento è del 112,8%, dato in riduzione rispetto ad altri anni nei quali il picco massimo era tra il 130 e il 150%.

I detenuti sotto custodia cautelare sono il 34,6%. L’Italia è il quinto Paese europeo con il più alto numero di detenuti in custodia preventiva.

8.108 gli arresti domiciliari (I° semestre 2016).

Inoltre solo il 27,6% dei detenuti svolge attività lavorative all’interno del carcere, mentre è ignoto il dato di quanti siano gli iscritti ad un corso scolastico.

Infine sono due i dati da analizzare con attenzione:

  • Negli ultimi decenni il calo di alcuni reati è stato enorme. Nel 1991 gli omicidi sono stati 1.916, a fronte dei 397 del 2016. Nel giugno del 1991 i detenuti erano però 31.053. Dunque si ammazzava cinque volte di più, ma si finiva in galera due volte di meno. Non si era ossessionati dalla sicurezza.
  • Del personale penitenziario i criminologi e gli psicologi sono lo 0,1% contro una media europea del 2,2%; il personale medico e paramedico è lo 0,2% contro il 4,3% della media europea e l’intero 90,1% del personale, invece, è di custodia. Questi dati ci mostrano che in Italia, nonostante le numerose riforme e l’avanzata legislazione sull’ordinamento penitenziario, il fine rieducativo e di reinserimento del condannato sono sempre secondari all’aspetto punitivo e custodiale.

A difesa di ciò l’art. 27 della Costituzione sancisce che “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Dati tratti dal XIII Rapporto sulle condizioni di detenzione “Torna il carcere” stilato da Antigone, associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”.